Legenda:

 

 

CL: Curato Comerio di Lonate

NG: Notaio Gallaratese Lomeno

SB: Storico Bustese Lupi

FM: Frte di Milano

NM: Notaio Milanese Calco

s.d.: senza datazione precisa

Fine febbraio

SB - L'Esercito Franco-Sabaudo con 6.000 fanti e 2.000 cavalieri scorre il Novarese rubando "grani, vini, biancheria ed utensili di casa et altro"

12 marzo

SB - Il Governatore di Milano ordina alle "terre aperte" del Novarese di concentrare ogni risorsa "nelle fortezze di Vigevano, Mortara, Novara et in altri forti sicuri" per non lasciare monitione di vivere ai Francesi.

FINE MAGGIO

SB - I Francesi del Duca di Rohan saccheggiano la Valsassina "facendo molti oltraggi alle donne e alli monasteri" .

NM - I Francesi, condotti dal Duca di Rohan discendono dalla Valtellina - Via Premana - in Valsassina. Vi si trattengono per sei giorni prima di ritornare a Morbegno; saccheggiano, distruggono, violentano. "Fuggiti tutti gli abitatori"

8 GIUGNO

SB - I Francesi di "Monsù Chirichì" si accostano a Novara ove si sono rifugiate - preavvisate in tempo - le monache del monastero estero di Santa Maria.

DOPO L'8 GIUGNO

SB - I Francesi stanziano a Biandrate, Vicolongo, Galliate. Tagliano frumenti e biade e conducono presso il loro forte di Breme. Fanno scorrerie "d'ogn'intorno, molestano li paesani et terreni". Poi si spostano "alla volta di Romagnano et di Fontaneto."

VENERDÌ 13 GIUGNO

CL - Le truppe di Savoia e di Francia giungono dai duchi di Savoia e di Crèquì. Al tramonto il nobile Pietro Francesco della Croce è invitato dalla comunità di Lonate a "levare il porto", ma mosso dalla compassione verso la numerosa popolazione novarese "bramosa di passare et trasferirsi con suoi bagagli et utensili di casa" sulla sponda di Lonate, rinvia all'alba del giorno seguente la distribuzione del traghetto e della sua corda-guida.

SABATO 14 GIUGNO

SB - I Francesi bombardano il "castellotto" di Fontaneto. Alcuni, venuti sotto Oleggio, "trovandosi il porto di là", lo prendono e lo trattengono "così incordato".

É dato ordine ai terrieri di andare armati al Ticino per togliere ai Francesi porto e cordone. Gente di Cardano, Samarate, Ferno, Verghera, Magnago, Bienate, fuggono con carri carichi a Busto; i mercanti di Busto riparano a Milano.

CL - Comandati di andare "alla ripa" per impedire ai Francesi di passare il fiume, i Lonatesi e gli abitanti del gallaratese combattono contro i soldati "dalla prima ora di sole fino alle 22". Esaurite le munizioni e visto via via ingrossarsi il numero dei soldati nemici fino a 5.000, abbandonano l'impresa e si mettono in fuga. Nella giornata muoiono 20 Francesi e un Lonatese; simile la ripartizione dei feriti.

NM - I Francesi, passato "il porto in Oleggio" con 500 cavalli, entrano "nella casa della Camera presso lo Sperone del Naviglio". Da Busto, Gallarate, Legnano, molti "con li carri" riparano a Milano, "ove il Gran Cancelliere fa chiudere porta Comasina, temendo l'arrivo di Rohan "dalla valle Porlezza". Il popolo milanese mormora contro gli Spagnoli che pribiscono che il paese si difenda da sè, non consentendo porto d'armi nè fornendo munizioni.

NG - I Francesi di Crèquì con i Duchi di Savoia e di Parma, occupato Oleggio e preso il porto, passato il Ticino.

DOMENICA 15 GIUGNO

CL - I Francesi, padroni del "porto", costruiscono, "nel luogo medesimo del porto", un ponte sul Ticino mediante barche "piccole da loro condotte" e barche "rubate a diversi barchiroli".

SB (s.d.) - Preso il porto, i Francesi si fortificano nella valle del Ticino, ponendo buone trincee in Tornavento, occupando cinque miglia nella valle. Costruiscono poi un ponte di barche sul Ticino.

NG (s.d.) - "Gettano un ponte di barche passano comodamente".

NG - Il notaio fugge con la famiglia da Gallarate a Milano.

NM - Il Ducato e la città sono impauriti. Ogni giorno vengono a Milano carri dal contado.

LUNEDÌ 16 GIUGNO

CL - Nel tardo pomeriggio numerosa cavalleria e fanteria Francese penetra in Lonate, "quasi tanti sfrenati Giudei" depredando la Chiesa Parrocchiale di S. Ambrogio, "spogliando d'ogni suo addobbamento li sette altari, vatando la sacrestia", alleggerendo altre chiese del paese e le case di "sacerdoti et paesani".

MARTEDÌ 17 GIUGNO

CL - Nel mattino, "per spatio di quattro hore" i Francesi saccheggiano il monastero lonatese di Santa Maria. Nella giornata saccheggiano Ferno, Cascina del Manzo, Cardano, Samarate, etc..., privando le chiese di vasi sacri e suppellettili, contaminandone alcune con "peccato carnale" e insanguinandone altre.

NG - Saccheggio francese di Lonate, Ferno, Samarate, Cardano e suo monastero di cappuccini, Cascina del Manzo, Cascina Verghera, Arnate, Crenna, Gallarate e suo monastero (maschile) di S. Francesco. Donne violentate nelle chiese, persone ammazzate, case incendiate.

 SB (s.d.) - Entrati in Lonate , i Francesi depredano il monastero di Santa Maria, fanno pascolare la campagna dai cavalli. Saccheggiano Castano, Buscate, Bienate, Magnago, Vanzaghello, S. Antonino, Ferno, Cascina del Manzo, Cascina Verghera, Arnate, Cardano, Gallarate, Crenna, Somma, Case Nuove... Incendiano varie terre

MERCOLEDÌ 18 GIUGNO

CL - Ripetono saccheggi, profanazioni e ferimenti a Castano, Vanzaghello, Magnago, S. Antonino e altri paesi.

SB - Vanno a Busto, prendono 50 scudi "d'accordo" perchè non facciano oltraggi; fanno tuttavia "del male a certi particolari".

GIOVEDÌ 19 GIUGNO

SB - Ritornano a Busto recuperando altri 50 scudi.

CL - Solito bottino, taglio di biade, furti di fieno ovunque ad'opera di 1.500 soldati nemici.

VENERDÌ 20 GIUGNO

SB - I Bustesi costruiscono trincee presso le porte del borgo, una mezzaluna alla porta Pissina: fissano turni di guardia alle porte.

CL - Dopo aver distrutto il ponte di barche che aveva costruito e "tentato invano di rompere il Sperone (edificio di presa) per levare l'acqua del Naviglio a Milano", nel pomeriggio l'Esercito Francese si mette in marcia alla volta di Sesto attraverso la brughiera Gradenasca "giungendo solamente sino a Somma". Intanto l'Esercito Sabaudo muovendosi sul pianalto occidentale del fiume, raggiunge Borgo Ticino.

SABATO 21 GIUGNO

SB - Levatisi "da Tornavento alla volta di Somma", giunti nella brughiera Gradenasca, i Francesi vengono avvisati dal movimento delle truppe spagnole e ritornano  "nell'istesso posto di Tornavento".

CL - Sabaudi e Francesi, avvisati "per spia" dell'approssimarsi dell'Esercito Spagnolo, tornano velocemente sui loro passi. "havendo il Chirichì in tre belli squadroni disposto il suo esercito". Il Crèquì fa in tempo, prima della sera a impadronirsi "di Tornavento, trincerandosi nel bosco, luogo molto eminente nella parte di sotto verso mezzogiorno". Poco dopo giunge l'Esercito Spagnolo, "stanco et afflitto per il lungo viaggio per essersi partito la mattina da Abbiategrasso". Il "suo squadrone" si accampa per passare la notte, "nella brighiera congionta alla campagna di Castano" a due miglia circa dai Francesi.

FM - Alle ore 23 il cappuccino e il suo compagno partono da Milano. Hanno ricevuto dall'Arcivescovo Cardinal Monti l'incarico di venire a Lonate, dopo che i Francesi saccheggiarono il monastero di Santa Maria.

DOMENICA 22 GIUGNO

CL - Dalla "prima ora del sole fino alla notte seguente" combattimento  continuo "coraggiosamente" ma in "disugual sito", essendo i Francesi con pochi sagri (piccoli cannoni) fortificati nelle trincee fatte quella notte nel detto luogo "eminente", gli spagnoli con 8 pezzi di artiglieria "in luogo basso et di molti fossi abundevole".

Nel tardo pomeriggio i Francesi che non hanno mai fatto "uscire" la loro cavalleria, sono quasi messi "in fuga con gran mortalità e strage". Ma allora, per loro fortuna, si ricongiunge ad essi l'Armata Sabauda attraverso un ponte di barche di "brazza 20 circa" (=12 metri, il quale ponte sarà poi travolto dall'acqua) costruito in 8 ore "sopra dello Sperone".

La battaglia riprende e dura fino a notte. Perdite umane: Francesi morti 2.000 circa (fra essi il nipote del Crèquì), 1.000 feriti portati a Oleggio e Gattinara, poi in gran parte morti 800 circa (fra cui il Generale Gambacorta e altri ufficiali), 500 feriti (fra cui vari graduati, poi "quasi tutti risanati".

Sul far della notte, l'Esercito Spagnolo "vedendo mancar soccorso sì per le persone come per li cavalli" e anche per la "diseguaglianza del sito del combattere", ritenuto opportuno "abbandonare il preso posto" (le posizioni conquistate), si ritira verso Turbigo, indi verso Abbiategrasso.

SB - "Il Marchese di Leganés, nostro governatore, invitò Monsù Chirichì a far giornata (battaglia) e lo fece ritirare quasi per due miglia sempre nella valle, sendo li nostri in brughera (brughiera) con molto disavantaggio, ma l'inimico dopo la prima scaramuccia s'imboscò, nè mai volse uscir fuori". Perdite dei Francesi: circa 3.000 morti, tra capitani, alfieri e ufficiali, "con la prigionia d'un grande". Perdite degli Spagnoli: morti 500 circa, tra cui il colonello alemanno Gambacorta; ferito il colonnello Spadino.

NG - Battaglia: "gran scaramuza over giornata", "combatendo gli nostri nella Gradenasca" ed essendo i Francesi trincerati nel fosso del Panperduto. Perdite umane: Francesi 4.000 fra morti e feriti; Spagnoli 1.500 fra morti e feriti.

FM - Il dì della battaglia i due cappuccini arrivano a Lonate a mezzogiorno.

NM - Alle ore 21:00 giunge a Milano la notizia della "rotta" inflitta ai Francesi "presso il Panperduto presso Somma con gran mortalità".